DIMENSIONE CARISMATICA DELLA PREGHIERA COMUNITARIA NEI GRUPPI DEL

 

RINNOVAMENTO

 

 

 

E’ fondamentale comprendere che la dimensione carismatica delle nostre comunità la realizza lo Spirito Santo noi però con il nostro atteggiamento lo accogliamo e gli permettiamo di compie la volontà del Padre e a tale progetto seguono i segni e prodigi che lo Spirito realizza per mezzo dei carismi che noi esercitiamo. Questo deve infondere in noi un senso di pace, una serenità che non è solo per noi ma che noi come animatori dobbiamo trasmettere alla comunità perché è lo Spirito Santo che opera. Con questo sentimento dobbiamo presentarci agli incontri di preghiera sottolineo CARISMATICA.

 

Ora per entrare nel vivo della nostra riflessione mettiamo al centro la PAROLA. (At.1,14) “Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. “. Il termine “assiduità”corrisponde anche a “costante, ininterrotto, cosa fatta con zelo, incessante”. Assiduità, dunque, non è solamente una fedeltà a ritmi, a tempi, da applicare ad esempio nella preghiera personale; non è solamente una regolarità che ci possiamo imporre. L’assiduitàè qualcosa che richiama l’amore il desiderio di essere radunati nel Signore; è l’umiltà di coloro che ringraziano il Signore per essere raccolti come figli di un unico PADRE.

 

L’ASSIDUITA’ è ricominciare ogni giorno come fosse il primo, è ritornare al principio. In principio era il Verbo,” (Gv. 1,1): noi partiamo sempre dal principio pur con tutta l’esperienzaacquisita, con la memoria delle cose grandi che Dio ha compiuto, e quando entriamo in preghiera incominciamo di nuovo, dobbiamo ripartire dal principio, che è la PAROLA, è DIO, è l’opera che il Signore ha fatto in noi. La PAROLA deve essere al principio del nostro stare insieme è infatti il desiderio di stare con Gesù, il verbo, la Parola fatta carne, che ci spinge all’incontro di preghiera, è la presenza di Gesù che si manifesta nella comunità, nella chiesa, che la fa diventare suo corpo mistico. La PAROLA è anche al centro,perché ci fa capire lo scopo per cui siamo riuniti. La PAROLA è ha conclusione dell’incontri perché ci porta a intercedere, partendo dalla Parola che il Signore ci ha donato, è lui che ci farà capire per cosa e per chi intercedere, la Parola poi ci esorterà, rafforzerà, e ci renderà veri testimoni del Vangelo nei luoghi in cui viviamo. Tutto questo ci fa comprendere che la dimensione carismatica la si vive quando viviamo immersi nella PAROLA che diventa viva e operante per mezzo dello Spirito Santo che fin dall’inizio è presente. Eb. 4, 12-13 Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto”.

 

Ritornando all’esperienza degli apostoli, leggiamo At. 1,14 “Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.”

 

La CONCORDIA non significa solamente essere più o meno amici o avere finalmente trovato delle persone con cui si va d’accordo e si prega bene. Io, infatti, non posso pretendere dagli altri la comunione, ma devo permettere a Dio di metterla nel mio cuore perché essa è un dono. Ma per fare che ciò accada il mio cuore deve essere accogliente e aperto al perdono.

 

Il perdono è un atto di volontà non nasce spontaneo in noi. Ma io devo essere consapevole che nel perdonare io sono perdonato e se io perdono permetto alla grazie di Dio di entrare e agire in me e nella


persona perdonata. Pertanto non sono più d’impedimento ma il mio perdono diventa una opportunità di conversione, di guarigione, di riconciliazione per l’altro e per me.

 

Gesù è Vivo

 

Naturalmente, gli apostoli erano resi assidui e concordi man mano che erano costanti nello stare insieme, e la preghiera stessa vissuta in questi termini convinceva il loro cuore che Gesù stava pregando in mezzo aloro. Il segreto della preghiera, infatti, è accorgersi che Gesù sta pregando con noi, sentire che prima ancora che noi animatore annunciamo il canto, Gesù è già con le mani alzate in mezzo all’assemblea riunita. C’è bisogno di uno sguardo di fede per accorgersi della presenza del Signore, perché è attorno a lui che è riunita la comunità.

 

Nella preghiera comunitaria si deverealizzare il corpo di Cristo. Pur manifestando le nostre fragilità non dobbiamo pensare che queste siano d’impedimento alla preghiera perché se sappiamo trarre forza e vigore della presenza dello Spirito Santo e lo lasciamo agire con semplicità anche se apparentemente povera perché si è in pochi, perché non si hanno animatori che suonano la chitarra o perché stiamo attraversando un momento difficile, la nostra preghiera vive inevitabilmente, se lasciamo agire lo Spirito Santo la dimensione carismatica con tutto ciò che ne consegue e fa del nostro gruppo un gruppo appartenente al Rinnovamento.

 

Le nostre fragilità

 

Noi abbiamo tre fragilità che San Paolo mette in evidenza, fragilità dovute alla nostra natura umana.

 

La paura, la debolezza e l’ignoranza;

 

Il primo ostacolo alla preghiera èla paura per esempio di non essere adeguati, paura del giudizio, paura di Dio perché no, lo Spirito Santo toglie questa paura e San Paolo ci ricorda in Romani 8, 14-15 “ Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!»”.

 

Il secondo ostacolo che loSpirito Santo ci togli con la sua presenza è la debolezza: noi non siamo Dio, abbiamo un fisico che si deteriora, un’intelligenza limitata, una volontà incostante. Anche qui San Paolo ci ricorda con Romani 7,25b-8,1-2 “Vedo il bene che voglio fare e faccio il male che detesto. Chi mi libererà da questo corpo di morte? Rendiamo grazie al Signore Gesù , nel cui nome non c’è più nessuna condanna per quelli che gli appartengono” Nelle nostre preghiere c’è potenza di Spirito Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza.

 

Il terzo ostacolo che viene dalla nostra debolezza è l’ignoranza noi infatti dice San Paolo non sappiamo cosa è bene chiedere, ma in Rm. 8,26b dice: “lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili”.

 

Dio vede scruta i cuori, vede lo Spirito che prega intercedendo secondo la sua volontà e secondo la necessità della comunità; la necessità e la volontà di Dio si incontranoper la potenza di Spirito Santo. Ciò ci fa capire che la nostra preghiera carismatica comunitaria non è una preghiera solamente spontanea, magari esuberante, ma dipende dallo Spirito Santo: se non c’è ispirazione non c’è preghiera carismatica. La preghiera nasce da questo arrendersi al Lui. Durante le nostre preghiere le nostre mani alzate devono essere segno visibile di questa resa allo Spirito perché Gesù regni in mezzo a noi.

 

Di fronte alla persecuzione la testimonianza


Leggiamo negli Atti al capitolo 3Pietro e Giovanni sono strumento della guarigione di un paralitico. Questo evento straordinario è il mezzo che il Signore dona per evangelizzare, cioè che permettere a Piero e Giovanni di proclamare la verità e la buona novella di chi è Cristo per tutti noi. Ma qui avviene un fatto importante “Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il capitano deltempio e i Saducei irritati per il fatto che essi insegnavano e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti”. At. 4,1-2

 

Come dice il Qoèlet nulla di nuovo sotto il sole. Chi erano i Saducei? Perché erano soprattutto loro irritati da questo annuncio? Perché i Saducei non avevano fede, non credevano nella risurrezione, erano materialisti noi oggi li chiameremo non credenti, atei.

 

Ma il Signore oggi più che mai ci manda in questo mondo materialista e ateo ad annunciare la Parola. Le nostre comunità che pregano devono essere luoghi di evangelizzazione. La lotta nella preghiera, è contro la mentalità relativista e materialista del nostro tempo che non prega più e che non crede più a nulla nemmeno alla dignità dell’essere umano che considera come un oggetto.

 

Cosa produce l’annuncio

 

L’annuncio la testimonianza degli apostoli, leggiamo negli Atti, produce la condanna, la diffida a pronunciare il nome di Gesù e la persecuzione pur riconoscendo l'atto straordinario avvenuto. “Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?”. Oggi viviamo in una cultura che crede di rispettare la religione, di rispettare la fede dei cristiani rilegandolo però ad un fatto privato. Molti vorrebbero che noi cristiani ci chiudessimo e diventassimo una setta, e finché viviamo lo “spirito di paura”, per quanto lodiamo il Signore non faremo un’esperienza carismatica perché non è lo Spirito di Dio che ci guida ma il nostro.

 

San Paolo ci ricorda che deve essere allontanata la paura; la PAROLA di DIO non può essere incatenata. In un incontro di Rimini il tema suggerito dallo Spirito fu proprio “LASCIATE CHE LA PAROLA CORRA”.

 

Preghiera di lode

 

Ora vediamo di capire come è nata la preghiera di lode nella prima comunità. In At. 4,23entriamo in pieno in quella che è la preghiera carismatica. “Appena rimessi in libertà, andarono dai loro fratelli”. La PAROLAappena libera, va subito nell’assemblea riunita con assiduità e concordia. Pietro e Giovanni portano l’annuncio della persecuzione. Cosa succede nel versetto successivo v.24 “All’udire ciò, tutti insiemelevarono la loro voce a Dio” Appena sentono, che era scoppiata la persecuzione e la diffida nel pronunciare il nome di Gesùsi mettono a lodare il Signore, e così nasce la preghiera di lodenella consapevolezza che le guardie circondano la casa in cui sono riuniti per controllare che non si disobbedisca agli ordini dei capi. Molte volte le nostre sono preghiere paurose, non coraggiose, sono lamentele. Pensiamo a quella comunità riunita intorno al Signore: una comunità libera nello Spirito, una comunità carismatica. Partendo da un fatto concreto di vita vissuta, da qualche cosa che incombe su di essa, comincia a pregare così: “Signore, tu hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi” (At.4,24).

 

Si loda la sapienza di Dio che si eleva al di sopra delle miserie del mondo. Non è la preghiera superba di chi pretende di essere superiore ai capi e alle persecuzioni. La lode è la preghiera di chi sa che Dio può ogni cosa e ha un grande progetto che si realizza con noi, in noi e per noi: la comunità, nella prova, loda il Signore e lodando il Signore riceve carismi, profezia, Parola.

 

La preghiera carismatica si rifà sempre alla parola di Dio nei versetti successivi v. 25-26 sempre del 4 capitolo sentiamo “Tu che per mezzo dello Spirito Santo dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo

 

Davide: <Perché si agitarono le genti e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra e i


principi si radunarono insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo>” Anche gli apostoli si rifanno alla Sacra Scrittura con il Salmo 2,1-2. Sicuramente questa parola sarà stata suggerita da qualcuno, che in qual momento ispirato dallo Spirito Santo per mezzo dell’apertura della Sacra Scrittura o che sentendo un moto nel cuore avrà detto “Io sento nel cuore di dire questo” come accade anche nelle nostre assemblee. Questo è accaduto e accade ancora oggi, perché lo Spirito Santo è lo stesso ieri, oggi e sempre, come ricorda San Paolo ed è il medesimo Spirito che ci è stato donato per mezzo del battesimo che agisce in noi. Questa è la preghiera carismatica.

 

Preghiera d’intelligenza

 

Commentando questo passo il Cardinal Carlo Maria Martini ci riporta ad una consapevolezza. La preghiera di lode diventa preghiera di intelligenza, di intelletto, cioè dono dello Spirito Santo. La lode permette, per mezzo della parola di Dio e della profezia di interpretare quello che sta capitando, ciò che si sta realizzando; tutti sanno della persecuzione, ma per interpretare che cosa Dio farà in mezzo alla persecuzione, c’è bisogno della preghiera di intelligenza, che a volte è preghiera di conoscenza, parola di sapienza, parola di discernimento.

 

La comunità deve rendesi conto del perché è radunata. In questa circostanza agli apostoli, in At. V.27-28, il Signore dà un dono di intelligenza e la conseguente interpretazione. Leggiamo “Davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d’Israele, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse” Riconoscono che si sta realizzando ciò che Dio aveva fatto dire a Davide con il Salmo 2,1-2

 

Grazie all’ascolto di DIO

 

Certamente l’annuncio della persecuzione all’inizio è stata accolta con paura, paura umana quella strutturale, non spirituale, ma poi la preghiera per mezzo dello Spirito Santo si trasforma in lode e la lode libera i membri del Cenacolo libera le nostre comunità dalla povertà nostra umana, e li porta aessere recettivi verso Dio che parla. Allora avvenne in questo modo, secondo questo schema, altrove può avvenire in un altro modo. Dio parla e, quando si è recettivi nell’ascolto, il Signore fa capire che cosa chiedere e dove intercedere. Dobbiamo assolutamente essere consapevoli che ogni volta che ci raduna, il Signore ha un’opera da compiere, che passerà attraverso la nostra docilità, attraversol’invocazione dello Spirito, attraverso i carismi che lui ci darà. Gli apostoli riuniti comprendono che se l’annuncio diventa più importante di qualunque altra cosa la persecuzione passa in secondo piano. Questo è il discernimentocomprendere a cosa siamo chiamati.

 

La manifestazione dei segni

 

“Ed ora, Signore, concedi ai tuoi servi di annunziare la tua Parola” (At. 4,29). Si potrebbe pensare che a questo punto, qualcuno si sia avvicinato a Pietro rammentandogli le parole di Gesù: “Se annuncerete la

 

Parola ci saranno dei segni che accompagneranno quelli che credono nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove ………..” (Mc. 16,17) Allora la comunità ha iniziato a chiedere questi segni, che erano la conferma della chiamata ad annunciare con franchezza la parola di Dio, e a pregare così “Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù” (At.4,30)

 

Una resa totale allo Spirito

 

La preghiera carismatica è luce per capire cosa il Signore sta facendo non soltanto fra di noi, ma nel territorio, nell’ambiente in cui viviamo. Chiediamo al Signore di darci intelligenza e farci capire quale


preghiera vuole donarci nel momento in cui siamo riuniti. Se la preghiera non ci manda, non dà coraggio ad alcuni di noi ad evangelizzare anche al di fuori della comunità seguendo un progetto ben preciso, ad esempio organizzare roveti ardenti, proporre seminari di vita nuova, animare le messe nelle parrocchie, nelle carcerati, ecc. non possiamo chiamarla preghiera carismatica. Perché se veramente permettiamo allo Spirito di vivere in noi Egli ci dona quell’ardore di annunciare il Vangelo a tutte le genti “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” Mc. 16,15. Questo fecero gli apostoli e questo è quello che il Signore chiede oggi a noi.

 

Soffermiamoci su tre passaggi della preghiera carismatica:

 

La preghiera carismatica è come un’azione profetica: tutto diventa profezia, anche i silenzi, anche i momenti in cui “piombiamo” in adorazione; è azione profetica da parte della comunità che, nell’offrire a Dio la vita quotidiana, impara a discernere il progetto e la volontà di Dio.

 

La preghiera carismatica deve essere un’esperienza dell’audaciache proviene dallo Spirito in modo che ci si accorga che c’è stato un passaggio di Dio nella preghiera, anche quando essa è stata – secondo il nostro modo di vedere- tranquilla, piatta, forse priva di grandi entusiasmi.

 

La preghiera carismatica deve presupporrel’accoglienza incondizionata dello Spirito Santo.

 

SETTE PUNTI DA RICORDARE

 

  1. ASSIDUITA’

     

  2. CONCORDIA

     

  3. FEDE

     

  4. LA PAROLA

     

  5. ANNUNCIO DEL KERYGMA, TESTIMONIANZA

     

  6. SEGNI

     

  7. FRUTTI